Intercultura

In questa pagina troveranno luogo i nostri progetti di intercultura: laboratori, spettacoli, incontri

Progetto Narrazioni

Assessorato alle Pari Opportunità e Cultura delle Differenze del Comune di Verona 2004

Spettacol-azione a cura di Serena Sartori

Piacenza, settembre 2004

Narrazioni

spettacol-azione

narrazioni3

Viareggio, settembre 2004

Narrazioni

narrazioni2

L’AMIGRANTE

7 marzo 2007 Teatro Filippini, Verona

Con il patrocinio e il contributo  dell’Assessorato alle Pari Opportunità e Cultura delle Differenze del Comune di Verona

E’ una produzione Casa di Ramia / Teatro dell’Alieno Verona

testo: Elena Migliavacca

regia Aurelio Sabatino

con Zhannat Akhmetova, Evelina Pershorova e le badanti ucraine


Verona
Morte e rinascita, l’immigrazione raccontata a teatro dalle donne ucraine
“Amigrante- Luce dell’est” è andato in scena il 7 marzo a Verona, con la partecipazione del gruppo di badanti ucraine di Casa di Ramia. L’emigrazione raccontata attraverso il mito sumero della discesa agli Inferi della Dea persiana Inanna.

la vecchiettabastone

(ASI) – 9 marzo 2007 – VERONA – “L’immigrazione è sempre una piccola morte, ma anche una rinascita”. Questo il messaggio dello spettacolo “L’Amigrante- Luce dell’est” che si è svolto mercoledì sera a Verona, presso il teatro Filippini, con la partecipazione del gruppo di badanti ucraine di Casa di Ramia, un luogo di incontro di donne italiane e migranti. Lo spettacolo fa la parte di un ciclo di manifestazioni in occasione dell’8 marzo, “I segni delle donne”, a cura del Comune di Verona, Assessorato alle Pari Opportunità e Cultura delle Differenze.

“Lavoro presso la Casa di Ramia – racconta a Stranieriinitalia Elena Migliavacca, l’autrice del testo dello spettacolo – lì ho conosciuto tante donne straniere, che mi hanno raccontato le loro esperienze. Da questo percorso è nato il gruppo teatrale, perché il teatro è un’ottimo mezzo per lo scambio interculturale: uno scambio che permette di mettersi in gioco personalmente, con tutto il corpo”.

“Amigrante-Luce dell’est” è una pièce dedicata alle donne migranti e al loro sofferto percorso di vita, che fa il parallelo tra la vita quotidiana della migrante e il mito sumero della discesa agli Inferi della Dea persiana Inanna. Un mito raccontato come esperienza di morte e rinascita. “Quando parte – spiega Aurelio Sabatino, il regista, – un immigrato spesso è costretto di spogliarsi di tutto ciò che gli era abituale. È un fatto estremamente doloroso, può dare la sensazione di aver perso tutto. Ma poi quasi sempre arriva la rinascita, e scopri che in realtà sei più forte di come immaginavi. Lo spettacolo è rivolto a tutti, non solo agli immigrati, perché il fenomeno della immigrazione esiste da quando esiste la terra: migrano gli animali, i fiori, l’acqua e l’essere umano”.

Cinque donne ucraine siedono in semicerchio sul palco, eloquenti nel loro silenzio: sono lì, ma non hanno la voce. A dargliela provvede una giovane attrice, i cui brevi e partecipati monologhi intrecciano il filo di una difficile narrazione.

Il ritmo dello spettacolo è segnato dall’avvicendamento tra monologhi e scene di danza, dal grande impatto simbolico, che raffigurano la Dea Inanna. Gli effetti scenografici creano l’impressione di essere presenti nel mondo d’oltretomba, con le sue ombre, i fuochi e le voci misteriose. Proprio qui e adesso l’antica Dea Inanna fa sua progressiva, ineluttabile discesa agli inferi, aprendo una dopo l’altra tutte e sette le porte con progressiva spoliazione delle sue vesti. Al termine di questo viaggio resterà l’ultima danza, in cui balla “nuda”, ma rivestita di una nuova essenzialità.

“Mi è piaciuto tantissimo, lo spettacolo, – dice Valentina, una spettatrice ucraina. – Fa veramente capire com’è il destino di un immigrato, la nostra vita quotidiana – i nostri sogni, i nostri dolori, che spesso rimangono sconosciuti”.

Il gruppo teatrale presso la casa di Ramia, composto da donne italiane e ucraine, esiste da due anni. Casa di Ramia, attraverso attività ludiche e didattiche, affronta le tematiche dell’integrazione, privilegiando la capacità delle donne di intrecciare legami, trasmettere la propria cultura d’origine e allo stesso tempo aprirsi al nuovo.

(9 marzo 2007)

zhannat akhmetova

3 risposte a “Intercultura”

  1. giovanna ha detto:

    Ho visto lo spettacolo della migrante a Verona.E’ stato molto bello, commovente. Finalmente uno spettacolo fuori dai cliches sui migranti. Mi piacerebbe rivederlo. Fatemi sapere se venite a Milano o se lo riproporrete a Verona. Complimenti. Giovanna

  2. Cara Giovanna, ho tentato di risponderti in privato, ma la mail mi è tornata in dietro.
    Intanto ti ringrazio per le belle parole.
    Lo spettacolo L’Amigrante verrà ripreso la prossima stagione autunno-inverno 2008/09. Appena avremo una data ti avviserò.
    Un cordiale saluto
    Evelina

  3. LA DIMENSIONE EDUCATIVA DELLE DIFFERENZE

    di LAURA TUSSI

    La scuola ha il compito di educare al rispetto delle diversità culturali, promuovendo una diffusa conoscenza e coscienza multilaterale.
    Questo significa costruire progetti educativi finalizzati a prevenire il sorgere di mentalità etnocentriche e intolleranti nei confronti delle differenti culture, per poter raggiungere l’obiettivo di una mentalità internazionale.
    La scuola deve consolidare il ruolo di iniziazione a una pedagogia dell’infanzia pronta ad accogliere, rispettare e valorizzare i diversi volti antropologici, offrendosi come eccellente sede educativa di decondizionamento etnocentrico, azzerando la formazione di stereotipi, pregiudizi, assiomi e dogmatismi veicolati dai massmedia e dalla famiglia.
    Per attivare l’obiettivo di decondizionamento etnocentrico, la scuola deve evitare un modello educativo tradizionale chiuso nei confronti dell’ambiente esterno, contribuendo alla diffusione di un’educazione multiculturale, capace di condurre ai confini delle frontiere transnazionali.
    Una prospettiva aperta alle molteplici realtà etniche si è giustamente affermata nella direzione della conoscenza, del riconoscimento delle pari dignità, della valorizzazione delle diversità apportate da molteplici gruppi, minoranze, culture e religioni.
    In questa prospettiva, la diversità non viene più interpretata come mancanza e colpa, nei confronti del modello sociale dominante, ma come risorsa positiva che attinga dalla conoscenza per favorire l’inserimento del singolo individuo nel proprio e nell’altrui contesto relazionale.
    La dimensione educativa dell’interculturalità non si presenta come un oggetto formativo univoco, ma, al contrario, è un sistema complesso che prevede l’interrelazione di diverse componenti, dove l’educazione alle molteplici culture non significa solo esplorarne separatamente le specifiche dimensioni, ma intende rendere proprie le competenze nella direzione di interpretazione dell’altro da sé.
    La conoscenza e l’interpretazione delle differenze non possono limitarsi a fornire dimensioni culturali astratte e disinteressate rispetto al problema dei comportamenti concreti da assumere nei confronti del rapporto con l’altro.
    La didattica interculturale si muove nella direzione di una prassi e di una ricerca fondate e finalizzate all’intervento con la diversità, dove il momento della conoscenza, dell’interpretazione e dell’intervento costituiscono ambiti irrinunciabili della didattica aperta all’interculturalità, all’interno di un progetto educativo che deve comunque presentarsi unitario e pluridimensionale, assicurando al soggetto le nozioni, i linguaggi, gli strumenti di ricerca che costituiscono le chiavi di osservazione dei significati e della cultura dell’altro, nel compito fondamentale di integrare gli apporti delle singole prospettive di conoscenza, consentendo di interpretare l’altro nella sua complessità.
    Questa dimensione formativa è inerente alla necessità per ogni individuo di verificare strumenti per interpretare l’altro, di tipo plurilaterale e sistemico, nell’esigenza di agire con l’alterità, nella necessità per l’intera collettività di tradurre le proprie conoscenze e interpretazioni dell’altro in impegno operativo, in comportamenti finalizzati alla costruzione interattiva tra donne e uomini, rispettosa della reciproca dignità.
    La pedagogia può assumere un ruolo primario per la formazione dei principi di libertà, uguaglianza, giustizia e umanità.
    Queste idee rivoluzionarie hanno influenzato i movimenti democratici interessati alla riforma emancipatoria dell’educazione e un loro obiettivo principale è che le opportunità per la partecipazione alla vita sociale e alla gestione democratica siano uguali per tutti, senza differenze di appartenenza, di genere, di religione, di etnia.
    Il problema risiede nel convivere come soggetti di pari dignità in una società multiculturale, al fine di comprendersi e operare per la giustizia sociale e per la soluzione pacifica dei conflitti legati alla convivenza.
    Positiva è l’interpretazione pedagogica che considera lo straniero come soggetto, perché nel momento in cui l’emigrazione è realtà, divengono esigenze vitali anche la comunicazione, la comprensione, l’orientamento, l’autoeducazione nei paesi d’accoglienza ancora sconosciuti con i loro propri codici linguistici, i modi comportamentali e le forme di vita diverse.
    Il nostro quotidiano è pervaso da elementi provenienti da altre culture, ma, contemporaneamente, la popolazione endogena esprime e pratica spesso atteggiamenti xenofobi e, in alcuni casi, addirittura una notevole aggressività nei confronti di tutto quello che deriva da certe culture straniere. L’accettazione di una determinata realtà straniera e le persone che appartengono alla rispettiva cerchia culturale dipende dalla situazione socioeconomica e politica.
    I migranti e i profughi appartengono a categorie svantaggiate, a minoranze etniche, religiose e linguistiche deboli e in svantaggio a livello sociale.
    Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, l’educazione interculturale è divenuta un nodo di riflessione imprescindibile, un argomento centrale su cui si prospetta parte rilevante del futuro dell’educazione e della convivenza democratica all’interno delle società, in quanto l’immigrazione non è più individuabile come fenomeno transitorio, ma costante della nostra civiltà e della società futura.

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